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Il venditore di biglietti

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Se ci fermiamo per la strada e guardiamo nelle città le automobili che sfrecciano lucenti e veloci davanti ai nostri occhi abbiamo l’impressione di un paese dove nessuno soffre.
Il mio amico Luli invece è uno di quelli che soffre, lavora 12/16 ore al giorno vendendo biglietti sul bus urbano e non ha mai un giorno di riposo. Il caldo soffocante dei vecchi bus senza aria condizionata gli batte sul corpo ogni giorno con punte di calore che superano i 50º amplificate dall’acre odore del gasolio che trasuda dal vecchio motore.
Il mio amico Luli però ride sempre e lavora, orgoglioso di fare un buon lavoro, ha sempre una battuta pronta e non l ho mai visto fare gesti non gentili anche alle persone più maleducate. Ma il mio amico Luli sta male e purtroppo deve lavorare 16 ore al giorno senza contratto, sotto costante ricatto, per portare del cibo alla sua famiglia.
Primo Levi, il grande scrittore dell’olocausto, intitolava il suo più grande romanzo “Se questo è un uomo” riferendosi alle condizioni disumane con le quali i prigionieri dei lager venivano trattati, ma lo stesso si può dire per Luli il lavorante del bus che guadagna 80 Lek ogni ora in un forno su ruote, è uno schiavo di un regime senza regno ne re al quale viene venduta una finta idea di libertà e giustizia.
Sono certo che Dio esiste e veglia su ognuno di noi ma penso che qualche volta dovrebbe fare qualche piccolo miracolo, di quelli semplici, per dare qualche diritto in più a quelli come il mio amico Luli.

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